Inquinamento e bambini

Inquinamento e bambini

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Il dottor Giacomo Toffol è medico chirurgo specializzato in pediatria e referente per l’ambiente dell’Associazione Culturale Pediatri, l’unica in Italia che si auto impone, per regolamento interno, di non intrattenere rapporti con qualsivoglia azienda a scopo di lucro. Oltre a svolgere la professione di pediatra è attivo nella divulgazione delle tematiche relative all’inquinamento e su questo argomento ha risposto a qualche domanda dedicata in particolare ai bambini e a cosa fare in concreto per una loro maggiore tutela.

M.P: Il libro “Inquinamento e salute del bambino: cosa c’è da sapere, cosa c’è da fare” che ha scritto con la dottoressa Laura Todesco e con la dottoressa Laura Reali (seconda ristampa) lo avete scritto per divulgare la tematica tra colleghi e genitori. Tra i diversi tipi di inquinamento quale le sembra ad ora il meno conosciuto e il più sottovalutato?

Giacomo Toffol: Se tutti riconosciamo nell’inquinamento atmosferico Il rischio più importante per la salute, è invece del tutto sottovalutato il peso che l’ inquinamento acustico ha sulla salute nostra e su quella dei bambini. Secondo l’O.M.S l’impatto dell’inquinamento acustico è secondo solo a quello dell’inquinamento atmosferico e può determinare nei bambini una diminuzione dell’udito – che spesso rimane inosservata fino all’adolescenza e oltre – una diminuzione delle capacità cognitive e, in caso di esposizione del bambino a inquinamento acustico durante le ore notturne, un aumento della pressione arteriosa. Per moltissimi anni l’aumento della pressione arteriosa è stato un escamotage del nostro corpo per farci reagire a situazioni di immediato pericolo, il leone che voleva azzannarci per esempio. Ora che le eventualità legate agli animali predatori sono drasticamente diminuite resta lo stesso tipo di meccanismo che però ci si ritorce contro producendo stress. Un bambino esposto sistematicamente a rumori durante la notte ha un aumento della pressione arteriosa nel sonno che potrà portarlo ad avere in futuro dei problemi all’apparato cardiocircolatorio.
Altro ambito molto trascurato è quello dei POP (Persistant Organic Pollutants, inquinanti organici persistenti) meglio conosciuti come “la sporca dozzina” e degli altri interferenti endocrini. I pop sono sostanze chimiche industriali – Pcb, Ddt, diossine (dibenzo-p-diossine), clordano, furani (dibenzo-p-furani), esaclorobenzene, aldrin, mirex, dieldrin, toxafene, endrin, eptaclor – di cui ora è vietata la commercializzazione ma che vengono comunque prodotte come sostanze di scarto nelle lavorazioni industriali e quindi immesse nell’ambiente per poi arrivare fino a noi. Inoltre esistono altri interferenti endocrini – e cioè sostanze che hanno la capacità di danneggiare il funzionamento del nostro sistema endocrino, creando per esempio problemi di sviluppo puberale, criptorchidismo, problemi tiroidei, oltre che patologie di natura cancerogena – che ad ora non sono nemmeno vietati.
In Veneto, nella zona tra Padova, Vicenza e Verona è in corso una vicenda disastrosa di cui poco si parla a livello nazionale ma che rende bene l’idea di quanto sia attuale e concreto il tema, e non solo nella Terra dei Fuochi. Nelle acque potabili è stata riscontrata la presenza di Pfas, sostanze perfluoroalchiliche riconosciute come interferenti endocrini correlati a patologie riguardanti pelle, polmoni e reni. Sono state fatte analisi del sangue di monitoraggio alla popolazione e abbiamo bambini e adolescenti con valori PFAS “sopra la media”, 20/30 volte la soglia ritenuta idonea (n.d.r vedi video di richiesta aiuto mamme della pfas). In questa situazione di panico generalizzato è stato valutato come possibile opzione per i bambini anche un trattamento di plasmaferesi (pulizia del sangue). L’azienda a cui si attribuisce la responsabilità trentennale dello sversamento nelle acque fluviali di queste sostanze è l’industria chimica Miteni di Trissino a cui però è difficile contestare il danno perché in Italia non esiste un limite di legge dei Pfas che possono essere presenti nelle acque delle rete idrica.
Altro esempio, più positivo, sul tema degli interferenti endocrini è lo studio PERSUADED   finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del progetto LIFE+ e condotto dall’ Istituto Superiore di Sanità di Roma a cui prendo parte insieme all’Associazione Culturale Pediatri. Lo studio, insieme a un monitoraggio generale degli effetti di Ftalati ed il bisfenolo A (BPA) – sostanze ampiamente utilizzate nelle confezioni alimentari come plastificanti – ha anche il fine di individuare e proporre una soglia massima di legge di queste sostanze.
In ultimo anche il cambiamento climatico, di cui molto si parla ma nulla di concreto si sta facendo per arginarne gli effetti, è molto sottovalutato. In meno di trent’anni renderà invivibile gran parte del nostro pianeta incidendo direttamente sulla vita dei bambini di oggi.

M.P: Quali possono essere gli effetti dell’esposizione all’inquinamento nei bambini a lungo termine? Quali sono finora gli studi secondo lei più significativi condotti sull’argomento?

G.T: L’inquinamento atmosferico è cancerogeno. Lo IARC ( Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato come cancerogeno in classe 1 il benzene, il particolato , il benzopirene e gli scarichi dei motori diesel. L’ esposizione cronica all’inquinamento atmosferico è una delle cause di aumento dell’incidenza di tumori e di patologie cardiocircolatorie (infarti e ictus) nella popolazione.
E’ stato dimostrato dagli studi che gli interferenti endocrini determinano un’alterazione dello sviluppo neurologico nei bambini legato a una esposizione delle mamma in gravidanza. L’incidenza di problematiche neurologiche nei bambini è maggiore rispetto al passato. Nel caso dell’autismo per esempio, erroneamente si pensa che i vaccini siano responsabili ma invece si trascura del tutto la correlazione con l’ inquinamento che è reale e concreta.
Ormai ci sono così tanti studi sugli effetti dell’inquinamento che i risultati più interessanti non sono dati da studi singoli ma da metanalisi, ovvero studi cha raggruppano insieme diverse ricerche . Eccone alcuni di particolarmente interessanti: lo studio  Epiair sugli effetti acuti dell’inquinamento atmosferico, lo studio europeo ESCAPE sugli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico che evidenzia un aumento di mortalità generalizzato  e correlazioni con i decessi per patologie cancerogene e cardiovascolari, lo studio positivo Gauderman, Urman, Avol e colleghi che dimostra come una migliore qualità dell’aria influisce positivamente sulla salute dei bambini, lo studio Mnif, Hassine, Bouaziz e colleghi, una interessante metanalisi sull’effetto dei pesticidi come interferenti endocrini a cui si unisce lo studio Vinson, Merhi, Baldi e colleghi   che evidenzia una correlazione tra pesticidi e neoplasie infantili, inoltre l’ ESCALE STUDY  sugli effetti degli inquinanti domestici.

M.P: Si può dire che nel breve termine è l’inquinamento ambientale dato dalle emissioni nelle grandi città quello che incide maggiormente sulla salute dei bambini, dando luogo a continue problematiche alle vie respiratorie superiori?

G.T: Si

M.P: Esistono delle strategie per gestire questo aspetto nelle grandi città? In altre zone del mondo (in Giappone per esempio) si indossa quotidianamente la mascherina, può essere utile?

G.T: La semplice mascherina di plastica non serve a niente perché non aderisce perfettamente alla pelle e quindi l’aria inquinata penetra e va in respirazione. La maschera antigas è il dispositivo che realmente funziona ma non è pensabile un utilizzo quotidiano. Gli altri modelli di mezzo tra questi due estremi sembrerebbero validi ma non ho notizie precise in merito e non le ho testate. Sarebbero da provare.

M.P: Uscire dal contesto urbano almeno un giorno alla settimana andando per esempio in un bosco potrebbe essere utile?

G:T: Certamente, avremmo un beneficio dato dalla minore esposizione se almeno un giorno alla settimana ci spostassimo in una zona meno inquinata.

M.P: Secondo lei è il caso di ripensare ai criteri di preferenza per le mete di vacanza tornando magari anche a scegliere semplicemente la campagna?

G.T: Certo, potrebbe essere un’obiettivo ripensare alle vacanze considerando anche il fattore inquinamento. Magari spostarsi in una zona vicina e meno inquinata ci permetterebbe a nostra volta di produrre meno inquinamento e sarebbe un inizio di quel cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno.

M.P: Cos’altro si potrebbe fare?

G.T: Bisognerebbe provare ad apportare dei cambiamenti concreti anche all’interno dei territori in cui viviamo. Sarebbe importante portare le amministrazioni comunali di tutta Italia per esempio a ripensare il traffico urbano almeno su due punti: niente macchine vicino alle scuole ma invece aree pedonali. E’ fondamentale limitare le emissioni laddove i bambini stanno otto ore al giorno. E limite di 30 km/h nei centri abitati e in prossimità delle scuole: una macchina che va a minore velocità produce meno inquinamento e a noi non costa niente, se non qualche minuto in più che tutto sommato rimane uno scambio vantaggioso.

M.P: Al contrario nei giorni lavorativi ha senso non far uscire i bambini in determinate fasce orarie per evitare loro l’esposizione agli inquinanti?

Le nostre case sono più inquinate dell’esterno non possiamo salvarci chiudendo la porta e non possiamo non uscire perché c’è l’inquinamento. I bambini devono uscire lo stesso magari valutando le fasce orarie. So che Arpa Emilia Romagna, ma anche molte altre agenzie regionali, offrono on line un servizio di monitoraggio che segnala i livelli di inquinamento delle diverse fasce orarie. Nel nostro libro vengono citati degli esempi inglesi di app che calcolano i percorsi con meno inquinamento per andare a piedi da un posto all’altro. (walkit.com)

M.P: Ci sono delle piante da tenere in casa che realmente aiutino a migliorare la qualità dell’aria?

G.T: A me non risulta.

M.P: Oltre al frequente lavaggio delle mani e ai lavaggi nasali c’è altro che i genitori possono fare per limitare gli stati di infiammazione e catarro che nelle grandi città diventano per molti bambini una condizione permanente in inverno e in autunno?

G.T: No al fumo di sigaretta: ancora tanti genitori fumano sul terrazzino di casa… Ma il fumo rimane attaccato alla pelle e ai capelli e poi entra in contatto con i bambini.
Inoltre cerchiamo di non riscaldare troppo le nostre abitazioni e arieggiamo sempre, anche in inverno, perché è dentro casa che si concentra di più l’inquinamento.

M.P: Lei parla molto dell’inquinamento dato dai pesticidi e consiglia un’alimentazione biologica. Da una parte in Italia il livello di consapevolezza aumenta: comitati mense nelle scuole, gruppi solidali d’acquisto, nuove pratiche anche domestiche di agricoltura e autoproduzione ma purtroppo, come fa notare, l’inquinamento delle falde acquifere ci riguarda tutti indistintamente. A fronte di questo, sono molti i genitori che rinunciano all’alimentazione bio (che è anche circa il doppio più onerosa) perché non trovano il senso di applicare una soluzione parziale che non risolve il problema. Secondo lei quale può essere un orientamento sensato?

G.T: Le falde acquifere inquinate di solito non sono quelle degli acquedotti che fortunatamente si trovano più in profondità e quindi riescono a preservarsi maggiormente.
Comunque se io ho due fonti di inquinamento e ne tolgo almeno una sarà sempre una situazione migliore di subirle entrambi. Il cibo biologico va preferito in ogni caso, almeno la frutta che è quella che mangiamo cruda. L’Istat dice che in Italia le famiglie investono poco nella spesa alimentare : in media circa 450 euro al mese. Perché c’è l’idea errata che è meglio risparmiare sul cibo che sul nuovo aggeggio tecnologico… Bisogna ripensare alla spesa alimentare attribuendole il massimo grado d’importanza.

M.P: Allo stesso modo per quello che riguarda l’inquinamento elettromagnetico dovuto alle reti di dati c’è chi dice che non serve a niente spegnere il wi-fi la notte e tenere fuori dalla portata i cellulari, perché – soprattutto nelle aree urbane altamente industrializzate – viviamo praticamente immersi in un gigante campo elettromagnetico che non smette di agire purtroppo solo perché viene spento il wi.fi di un singolo appartamento. Cosa ne pensa?

G.T: Stesso discorso di prima: la minore esposizione da luogo a minori effetti dannosi. Se non possiamo spegnerlo, almeno teniamo lontano il cellulare e non sul comodino.
Il wi – fi fa male davvero. Lo sa che per uno studio hanno messo campioni di colture cellulari in alcune biblioteche, alcune con wi-fi e alcune senza? Si è visto che il campo magnetico favorisce le mutazioni cellulari maligne. Bisogna ripensare alle nostre necessità reali. E’ veramente imprescindibile il wi-fi acceso sempre? Io per esempio inserisco il cavo nel computer quando lavoro da casa e questo è sufficiente

M.P: Oppure si potrebbe iniziare ad inserire nei regolamenti condominiali lo spegnimento del wi-fi nelle ore notturne…

G.T: Questa è una buona idea ma mi fa capire che lei non ha ancora figli adolescenti…

M.P: In effetti non ancora… E’ vero che le lampade al sale rosa dell’Himalaya purificano gli ambienti dai campi elettromagnetici?

G.T: (ride) Non ho mai approfondito le proprietà del sale rosa dell’Himalaya ma questa mi sa tanto di bufala… Al massimo potranno assorbire le radiazioni elettromagnetiche diventando però di conseguenza loro stesse un polo di emissione.

M.P: Rispetto all’inquinamento dovuto ai prodotti per la pulizia della casa quali prodotti sarebbe opportuno scegliere?

G.T: Tutti i prodotti in commercio per la detersione della casa possono emanare composti organici nocivi come la formaldeide o altri interferenti endocrini. Vengono emanati dal barattolo anche quando questo è chiuso e sigillato, penetrando la plastica come si può intuire dall’odore degli scaffali nei supermercati. E noi li inaliamo. Quindi meno barattoli abbiamo in casa e meglio è, tenendo conto che nonostante il marketing suggerisca l’esatto opposto, può bastare un solo prodotto multiuso per tutte le superfici e l’ideale sarebbe conservarlo fuori dall’ambiente di casa, per esempio in terrazzo. E’ poi anche possibile pulire con aceto, bicarbonato, soda… Ci vuole magari più tempo e più fatica ma è anche questa un’opzione. Inoltre un consiglio per lavatrice e lavastoviglie: non atteniamoci strettamente alle dosi indicate sul prodotto detergente: a volte per ottenere piatti e panni puliti basta metà della dose consigliata… è chiaro che è nell’interesse del produttore del detersivo che noi ne consumiamo una quantità maggiore.

M.P: Sul sito Uppa ha dedicato un approfondimento ai tessuti e alle sostanze nocive che possono contenere. Proprio in relazione alla tutela della salute dei bambini ha consigliato l’utilizzo di tessuti certificati Oekotex. Se la sente di dare una soglia minima per questa indicazione, sia sugli anni che sugli indumenti?

I tessuti possono contenere sostanze nocive, spessissimo gli pfas di cui sopra, interferenti endocrini che sono molto dannosi per tutti i bambini ma soprattutto per i più piccoli… Per questo è consigliato ai genitori l’acquisto di indumenti con certificazione Oekotex che esclude la presenza di sostanze nocive nei tessuti…. Cosa le posso dire di più? Certamente se fosse possibile consiglierei ai genitori di acquistare non solo indumenti ma ogni tipo di tessuto che entra in contatto con il bambini con certificazione Oekotex almeno fino al compimento del secondo anno di età. In questo periodo i bambini hanno un’esposizione altissima agli inquinanti perché i loro sistemi enzimatici non funzionano al 100% e perché il rapporto tra il peso e il tessuto epidermico è ridottissimo… Di conseguenza i bambini – che non solo indossano, ma tante volte succhiano e smangiucchiano i tessuti – sono veramente esposti e vanno protetti. Poi è naturale che anche al di sopra dei due anni se fosse possibile consiglierei per i bambini gli indumenti Oekotex… Se però vogliamo trovare un’indicazione un po’ più sostenibile a livello economico allora direi almeno l’intimo e il pigiama. E comunque anche noi adulti dovremmo preferire le fibre tessili naturali…. Certo il Goretex è magnifico, ha delle prestazioni eccellenti… Ma contiene delle sostanze nocive che lo rendono potenzialmente cancerogeno.

E per quale motivo è liberamente in commercio?

Per lo stesso motivo per cui abbiamo gli pfas nell’acqua potabile o per cui è ancora legale il glifosato già catalogato come nocivo dallo IARC: mancano studi sulle soglie massime. E’ una questione difficilissima da affrontare, sono molti i fattori in ballo, non ultimo quello economico. E’ per questo che una maggiore consapevolezza sul tema inquinamento è fortemente necessaria.

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