#PorteOuverte

#PorteOuverte

Parigi è una città che t’inviata a manifestare la tua identità, che ti dice avanti, c’è spazio per te, fai un passo.

Ho vissuto nel quartiere cinese di Port d’Ivry sulla linea rosa, vicino al centro commerciale Massena. Preparavo la tesi tra la biblioteca Francois Mitterand con le sue sedie di legno massiccio e la biblioteca del Centre Pompidou, con la collezione d’arte moderna al piano di sotto, da visitare (gratis) durante la pausa. Ho frequentato la vecchia Cinémathèque, sotto la Tour Eiffel.

Oggi quando ho visto cosa è successo mi è venuto male alla gola. Quello che non riesco a dire, e che non trovo alla radio e nei titoli dei giornali, è che mi sento la città, la vittima e il carnefice.

La città, tra tutte lei nel mondo, è mia madre. Genera e accoglie la moltitudine, e per questo è maestosa. C’è un quartiere per tutti a Parigi, un posto in cui capiti e dici ecco io vorrei vivere proprio qua, a Belville.

Sono la vittima,  mi hanno colpita nel nutrimento, nella musica, nella parola come luogo d’incontro con l’altro.

Sono il carnefice, per (soprav)vivere scelgo di dimenticarmi di mio fratello, di relegarlo in quella zona lontana del pensiero dove lui può morire di fame, di esclusione, di botte, di guerra, di diarrea, di ebola, di tortura, di carcere, di stupro, di annegamento a cento metri dalla costa.

A Parigi questa notte #PorteOuverte. Le persone che si trovavano in stato d’emergenza, per strada, durante gli attentati hanno ricevuto rifugio nelle case e negli esercizi commerciali.

Scardinarla questa gabbia disumana. Porte Ouverte.

antoine

Annunci
alfa gran turismo

alfa gran turismo

Subito dopo la morte di mio padre, avevo 21 anni quando è mancato, per un buon sei mesi ogni mattina quando mi svegliavo non ricordavo l’accaduto. Stavo li per lunghissimi minuti immobile, a riprendere faticosamente contatto col mio corpo e mi chiedevo smarrita ‘perché sono triste?cosa mi è successo?’…. Ci voleva un quarto d’ora per riuscire a raccapezzarsi.

Mio padre aveva una sua visione delle donne. La maggior parte erano stupide e lo dimostrava il fatto che quando un uomo sposato le illudeva, dicendo che avrebbe lasciato moglie e figli per loro, queste ci credevano. Quelle intelligenti sapevano che dovevano conservarsi integre per l’uomo che le avrebbe sposate, se no chi se la prende una che è già stata con altri? Io che ero intelligente oltre a conservarmi dovevo studiare, nello specifico giurisprudenza.

Nonostante questi pensieri bizzarri io lo amavo e lui mi preferiva su tutti i figli. L’adolescenza è stata un’idillio di fortunati equilibri: ero brava a scuola e poco incline a manifestare la mia femminilità. A 15 anni ho iniziato a viaggiare all’estero e ad uscire la sera. A 18, dopo 42 lezioni di guida, ho preso la patente e, per la gioia mia e della mia combriccola, Milano è stata nostra.

A 19 anni ho incontrato a Maggio quello che adesso è mio marito e a Settembre sono andata a vivere a Bologna, per l’università. ‘Mi dici che università è un’università che per fare l’esame vedi tre film al giorno?’ ‘E’ l’indirizzo Cinema papà, per conoscere a fondo la comunicazione di massa, oggigiorno è decisiva’ .’Io non lo so… A chi mi chiede, dico che studi new economy… Voglio vedere a cosa ti serve poi… Non potevi fare legge che ti sistemavi…’

Mio padre mi amava per quella che ero, a parte il fatto che ero donna. Io ho iniziato ad essere donna dopo la sua morte, forse per non dargli un dispiacere. Mio marito ha goduto e pagato pegno per ogni passo in più che ho fatto verso me stessa.

Il mio bambino assomiglia tanto a mio padre.

Quando la mattina mi sveglia baciandomi le braccia sento il mondo che cambia, una persona alla volta.