semi di cambiamento

semi di cambiamento

Francesca Busnelli insegna yoga da venticinque anni.
Appartiene alla scuola di Viniyoga, in cui Vini significa relazione: tra maestro e allievo, tra corpo e spirito, tra respiro ed energia. Seguo Francesca dalla mia prima gravidanza, frequentando lezioni e seminari. Prendo sempre appunti e alcuni li trascrivo qui, ogni tanto.
Ultimamente su treni e metrò mi capita di percepire sensazioni non belle, mie e degli altri.
E’ grazie al lavoro che abbiamo fatto insieme in questi anni che le sensazioni non si trasformano in attacchi di panico.
Guarigione per tutti e cammino di Pace, questo l’augurio di Natale che nasce spontaneo dalle sue parole.

MP: Che percezione hai dei livelli energetici delle persone che incontri a lezione, oppure altrove, dopo i fatti di terrorismo dell’ultimo periodo e in particolare dopo gli attentati di Parigi?

FB: E’ cresciuta la paura per se stessi in relazione alle azioni dell’altro. L’altro sia nella sua accezione generica di “gente” sia come persona a noi vicina.
La paura è la causa di tutti i blocchi energetici e in particolare chiude il primo chakra, quello del sostentamento e dell’accesso all’evoluzione spirituale.
Attualmente basterebbe la consapevolezza di avere paura per migliorare la situazione. Se prendi coscienza di avere delle paure, qualsiasi esse siano, puoi intraprendere la direzione giusta: quella di farle decrescere. Questo passaggio non è al momento accessibile alla maggioranza. Allora se ognuno di noi ha delle paure e agisce senza prenderne coscienza, immaginiamo a livello globale cosa può succedere.

MP: Cosa ognuno di noi potrebbe modificare per agevolare un miglioramento globale?

FB: Se tutti pensiamo di avere ragione non andremo da nessuna parte. Il torto è sempre degli altri. Per prima cosa dovremmo lavorare su questa diffusa mancanza di rispetto che si manifesta con eccessive critiche, predisposizione al giudizio e al pregiudizio. Se nell’animo umano ci sono questi semi è evidente che a livello mondiale i risultati saranno guerre, terrorismo, corruzione e tutto il peggio.

MP: E in relazione ai nostri personali Dharma? Cosa dovrebbe cambiare?

FB: La parola Dharma ha diversi significati, in questo contesto usiamo “responsabilità”.
Ogni persona dovrebbe idealmente assumersi la propria responsabilità, cosa che non sempre accade, in primo luogo perché è difficile avere le idee chiare in merito, ed essere portati a pensare di avere sempre ragione (vedi sopra) non aiuta.
Quando poi arrivo a capire quale sia la mia responsabilità devo concretamente compierla, e qui subentrano altri ostacoli.
Prendiamo i recenti fatti di terrorismo: quanta responsabilità ha il mondo occidentale? Quante armi ha fornito? Quante personalità dubbie ha insediato? Quanta responsabilità abbiamo noi stessi nell’escludere e ghettizzare una parte di persone? Quando non aiutiamo l’ integrazione ci precludiamo a vicenda una crescita culturale. Anche l’esclusione ha la sua conseguenza karmika. E perché continuiamo a considerare le religioni una migliore dell’altra e non tutte aventi lo stesso scopo? Come vedi è solo andando oltre i terribili episodi degli ultimi periodi che ognuno di noi può dare il suo contributo per risollevare le sorti del pianeta.

MP: Come si sconfigge la paura?

FB: In opposizione alla paura c’è la fiducia. Tutti i grandi esponenti spirituali e i grandi maestri dell’umanità, nonché papi e santi hanno dato incoraggiamenti in merito. “Non abbiate paura” diceva Papa Giovanni Paolo II.
Se si crede che tutto ha un senso, che tutto ciò che ci accade nella vita è un insegnamento o una prova per noi, ci si abbandona e si vive con fiducia. La paura è insita nelle nostre cellule, assolutamente naturale, serve all’istinto di sopravvivenza, ma oltre certi limiti è invalidante.

MP: Di recente una persona di cui ho stima, profondamente credente cristiana, mi ha detto che solo la preghiera dei singoli potrà dare la forza necessaria alla pace. Sostituisci preghiera con energia, sei d’accordo?

FB: Non c’è bisogno di sostituire con energia, lasciamo pure preghiera. E aggiungiamo: invocazioni, Japa (ripetizioni del nome del Signore), mantra e tutto ciò che può servire ad avvicinarci al divino e all’energia cosmica che ci protegge e ci guida.

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adattamento

adattamento

L’adattamento in Viniyoga è l’esecuzione parziale o facilitata di una posizione (asana), da preferire alla posizione “completa” se le proprie necessità lo richiedono. Non serve arrivare tutti allo stesso risultato, serve che ognuno accetti la propria condizione di partenza e ci lavori profondamente e amorevolmente, attraverso l’attenzione e il respiro. L’attenzione è l’ascolto del corpo e delle sue percezioni, il respiro è la connessione sottile con l’energia dentro e fuori di noi. L’ascolto del corpo e del respiro porta in un tempo presente diverso da quello abituale, più dilatato, più vuoto, più funzionale al cambiamento. Scegliere di eseguire la pratica adattata presuppone la flessibilità mentale e l’umiltà di riconoscere il bisogno di un punto di partenza facilitato, che consenta l’ esercizio del corpo e dello spirito senza il richiamo costante di un fastidio o di una fatica eccessiva. Accettando i propri limiti diventa possibile migliorarli.lovepeaceyoga

 

L’ATTACCAMENTO

L’ATTACCAMENTO

L’attaccamento è una tendenza distruttiva del corpo e della mente ed è AVIDYA, ignoranza della proprio natura. Tutto è impermanente, noi cambiamo struttura fisica e molecolare ogni istante. Attaccarsi ad un’oggetto o ad una persona vuol dire agire contro la nostra natura di cambiamento continuo. Attaccamento significa accettare solo parzialmente la persona o l’oggetto a cui siamo attaccati, ancorandoci al pezzettino che vogliamo possedere/dominare e censurandone invece il contesto vitale, il tutto in funzione del nostro ego.

L’attaccamento mina la felicità, la pace e la sicurezza di una persona ed è causa di sofferenza certa. Più siamo attaccati ad una persona o ad un oggetto più subentra la paura della perdita che attira naturalmente la realtà della perdita.

Quando si pratica il distacco si compie un esercizio quotidiano di libertà per se stessi e per gli altri.

L’asana che per eccellenza combatte l’attaccamento è Shavasana, il cadavere, che sembra una posizione facile, la più facile di tutte, basta sdraiarsi….Ed invece stana tutti gli attaccamenti che affliggono il corpo: chi ha problemi al primo o secondo chackra resta con le gambe chiuse, chi è teso o arrabbiato non riesce a rilassare le mani, chi è ansioso continua a sbattere le palpebre anche ad occhi chiusi, chi ha paura non apre le braccia ecc….

Il problema più grosso è che siamo spesso attaccati ai nostri blocchi. E’ più agevole continuare nelle nostre abitudini, anche se ci causano dolore, piuttosto che mettere in atto dei cambiamenti. E’ molto faticoso e lungo lavorare sui nostri condizionamenti (modelli culturali, sociali, tradizionali, ecc.) perché in quanto modelli di riferimento, anche se sbagliati e deleteri, ci danno il confort di interagire con qualcosa di ridotto e maneggevole rispetto alla realtà oggettiva che nella sua inconoscibilità completa rappresenta un rischio.

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