Congelare il latte materno

Congelare il latte materno

Una delle pratiche più azzeccate per ritagliarmi qualche spazio di autonomia dal terzo mese del bambino/a in poi è stato raccogliere e congelare il mio latte. Fino al compimento del terzo mese ho sempre mantenuto il contatto diretto con i miei piccoli, solo seno, niente biberon. Da subito ho però iniziato a raccogliere e congelare il latte in eccesso così da farmi una scorta, successivamente tornata molto utile. Le conchiglie raccoglilatte di cui sono fan, come già detto in questo post, consentono di “salvare”, goccia dopo goccia, il latte che fuoriesce dai seni sia durante la poppata che nel resto del tempo. Non ho mai avuto una risposta chiara (sia cercando su internet che parlando con le ostetriche) su come regolarmi con la selezione del latte, se poter conservate tutto il latte, oppure solo quello raccolto durante la poppata dal seno non impegnato dal bambino. Alla fine per sicurezza ho deciso di tenere solo quest’ultimo, in modo che il latte congelato fosse il medesimo di quello effettivamente consumato dal bambino/a. Quindi ogni giorno predisponevo in frigorifero un barattolo di plastica con chiusura ermetica e di volta in volta lo riempivo con il latte raccolto dalla poppata appena fatta. Si lascia ovviamente una sola conchiglia applicata al seno libero e questa, mentre il bambino è attaccato all’altro seno, si riempie con le perdite di latte (nel mio caso abbondanti, ma dipende da ognuna). Quindi a fine giornata si sposta il barattolo nel congelatore e piano piano si arriva ad una discreta scorta. E’ stato così che ho potuto riprendere il mio corso di yoga e qualche volta uscire la sera, lasciando a casa bimbo/a, papà e biberon… E’ infatti sufficiente scongelare il latte lasciandolo a temperatura ambiente 5/6 ore prima di uscire  per guadagnarsi 2/3 ore di autonomia. Anche se la scorta lo permette inizialmente, per un paio di mesi, ho avuto modo di sperimentare che sono giusto massimo le tre ore di lontananza che il bimbo tollera e non di più. Ovviamente la mamma non manca solo per il latte, e quindi non basta il suo stesso latte a sostituirla! Assentarsi più di tre ore può mandare in crisi il bambino che inizia a piangere e ad agitarsi, quindi è da evitare. Fare piccole pause invece aiuta sia la mamma a riprendere un po’ in mano la sua vita personale, sia il bambino a iniziare a fidarsi dal papà, questo sconosciuto.

Avevo acquistato questo biberon, perché tra i più simili al seno materno e devo dire che è stato in effetti accettato senza molti problemi. Fondamentale però forse più che la marca del biberon è provare la bottiglietta prima un paio di volte con la mamma e mantenerla poi dello stesso tipo per un bel po’.

Ancora più fondamentale è disporre di un padre coraggioso ma a questo bisogna aver provveduto in forte anticipo.

Allattamento: pochi (ma buoni) consigli per gli acquisti

Allattamento: pochi (ma buoni) consigli per gli acquisti

L’allattamento, soprattutto all’inizio e soprattutto il primo, è qualcosa che può destabilizzare il nostro lato razionale. E’ normale avere qualche momento di smarrimento e, soprattutto in questi momenti,  è molto utile e rassicurante avere degli oggetti che aiutano ad affrontare la nuova quotidianità e rendono più facile costruirsi una routine.

Va detto molto chiaramente che questi oggetti sono un comfort in più e l’allattamento al seno, soprattutto quello a richiesta, necessita in maniera imprescindibile soltanto l’attaccare il più spesso possibile il bambino al seno.

Dopo questa doverosa precisazione condivido un selezionassimo trio di oggetti che per me sono stati i miei assi nella manica e con l’occasione ringrazio le persone, non conoscendone i nomi, che li hanno progettati.

Inserisco  marca e modello perché questi sono stati i più performanti, tra i diversi per ogni categoria, che ho testato personalmente.

  • reggiseno da allattamento: il migliore in assoluto per me è stato questo modello Medela che mi ha fatto mettere da parte tutti gli altri (alla fine usavo solo questo, in 3 varianti di colore: bianco, carne e nero). Non ha l’allacciatura dietro la schiena e quindi non da fastidio quando allattando ci si appoggia per trovare una posizione comoda. Non è affatto un particolare trascurabile in quei momenti, o almeno per me non lo è stato, forse perché soprattutto al primo allattamento, tra i mille dolorini del post-parto a cui non ero preparata, sentivo veramente forte la necessità di mettermi nella condizione di partenza più confortevole possibile. Il reggiseno è di un tessuto strecht e si infila dalla testa. Ha le coppe apribili e richiudibili facilmente e con una sola mano. Dentro le coppe è comodo inserire, se si vuole, le coppe di cotone assorbente o le coppe rigide raccogli latte che una volta inserite stanno ben fisse. Veramente molto comodo anche durante la notte. Prezzo non basso purtroppo, ma rapporto qualità prezzo altissimo e resistenza top: i tre reggiseni mi sono durati in totale 21 mesi di allattamento a richiesta suddivisi in due tranche.
  • cuscino da allattamento: questo modello Doomoo è della consistenza e lunghezza giusta per fornire un sostegno valido in tutte le posizioni. Ottimo come appoggio per schiena e collo quando si allatta sedute sul divano o nel letto. Perfetto per l’allattamento da sdraiate (quindi di notte) perché mettendosi di fianco e posizionandolo sotto la testa crea esattamente lo spazio necessario per la testa del bambino tra il braccio e il seno della mamma, lasciando libero il collo dalle tensioni. E’ sfoderabile e si lava facilmente, asciugando subito. Anche questo l’ho usato per tutti e due gli allattamenti e lo uso ancora quando leggo a letto. E’ uno degli oggetti di casa a cui sono più affezionata. Anche qui l’unico neo è il prezzo, alto rispetto alla media ma, anche in questo caso secondo me, giustificato dalle prestazioni.
  • Conchiglie raccogli latte Avent sono state l’unico mezzo efficace per: lenire i dolori delle ragadi e aiutare il capezzolo ad allungarsi ed uscire il necessario. Inoltre, ma questo è solo un di più rispetto a quanto sopra, ho potuto così raccogliere e congelare  il latte che usciva dal seno libero durante la suzione. Praticamente le conchiglie sono formate da 2 parti: la base forata in silicone si appoggia al seno e il capezzolo con l’areola vengono circondate dal foro. Sopra si applica un “coperchio” che, con grande sollievo in caso di ragadi, isola il capezzolo ed evita il doloroso sfregamento col tessuto del reggiseno. Inoltre aiuta la guarigione delle ragadi stesse perché la parte interessata rimane asciutta ed areata e guarisce più in fretta. In più, esercitando una leggera pressione sul seno, goccia dopo goccia la conchiglia libera il seno dagli eccessi di latte ed evita gli ingorghi. Insomma, nel mio caso, soprattutto durante il primo allattamento, le conchiglie sono state decisive per la riuscita. Ho letto in qualche forum che mamme con il capezzolo piatto usano il paracapezzolo e mi sento di consigliare invece le conchiglie come efficace alternativa. Prezzo buono, circa 15 euro al paio.

Spero che queste informazioni siano utili e soprattutto incoraggino le mamme in ascolto… Qualche piccolo e valido aiuto esterno, che non sia di carne e latte, effettivamente esiste. Forza!

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Consigli pratici per impostare l’allattamento al seno

Consigli pratici per impostare l’allattamento al seno

Ecco una lista delle dieci cose secondo me fondamentali per impostare l’allattamento, o per recuperarlo in caso stia rischiando di entrare in crisi. Spero sia utile!

Bere molta acqua o infuso di galega
Dormire insieme al bambino, anche il pomeriggio
Attaccare al seno il bambino di notte, allattando da sdraiate
Attaccare al seno il bambino ogni volta che piange, escluso il caso in cui voglia essere cambiato.
Staccare il bambino dal seno solo quando si allontana da solo o smette del tutto di succhiare
Cercare di alternare in modo equilibrato l’allattamento tra i due seni
Non porre limiti alle proprie necessità alimentari anche se superiori alla norma, preferendo frutta e verdura
Fare docce veloci calde, con getto diretto sul seno, per rendere più agevole e meno dolorosa la suzione
Evitare stress di qualsiasi tipo (soprattutto fregarsene del disordine in casa)
Concentrarsi unicamente sulla costruzione della relazione col bambino, osservandolo con molta attenzione e godendosi questo bellissimo studio (questa viene meglio dal secondo figlio in poi)

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Allattamento: perché scegliere di provarci e tenere duro (se serve)

Allattamento: perché scegliere di provarci e tenere duro (se serve)

Scrivo questo post a distanza di un anno dalla fine del mio secondo allattamento, un po’ per registrare e tirare le somme di questa esperienza e un po’ per condividere le mie riflessioni con le donne che si trovano in questa fase o si domandano se affrontarla.
Come si sente ripetere da tutti gli addetti ai lavori già durante i mesi di gravidanza, l’allattamento al seno è il nutrimento migliore per il bambino appena nato. La madre passa attraverso il latte tutto ciò di cui il bambino ha bisogno nel momento esatto in cui ne ha bisogno. Il latte materno infatti ha varie consistenze e diversi valori nutrizionali e a seconda dell’ora e della durata della poppata può funzionare da semplice idratante oppure da pasto ed è inoltre un prezioso sostegno per il sistema immunitario del bambino. Questo è quanto ci viene detto dalle ostetriche al corso pre parto, dai ginecologi e dai pediatri ma, come sanno tutte le madri che hanno allattato, c’è veramente molto di più. La profondità di contatto che si instaura con il bambino è stupefacente, ad allattamento avanzato per esempio (dai 4/6 mesi) se capita di essere lontano dal bimbo (anche 100 km) quando lui ha fame è normale sentire il seno riempirsi di latte ed avere delle perdite (don’t worry esistono le coppe assorbenti). Attaccare il bimbo al seno diventa il rimedio efficace per ogni occorrenza: smette qualsiasi pianto, ogni dolore si placa. Se la notte il bimbo piange, la mamma può attaccarlo al seno anche mezza addormentata e lui si tranquillizza. Se tipicamente in caso sia una femmina in fascia oraria serale fino al compimento dei tre mesi, la bimba sembra non darsi pace per qualcosa di cui non conosciamo la causa (informazioni risalenti all’inizio della specie contenute nel nostro DNA le suggeriscono di stare all’erta perché è l’ora del “pericolo”) non c’è proprio niente che può farla stare meglio se non la tetta. E anche in caso di coliche l’allattamento da sollievo al bambino. Insomma allattare è come avere una bacchetta magica che risolve le situazioni difficili e ricorrenti dei primi mesi creando un filo diretto e infallibile col bimbo .
Allattare è questo nel migliore dei casi, quando non ci sono gli inconvenienti creati dall’ansia che si presentano soprattutto con il primo figlio. Il mio primo allattamento ha avuto un inizio difficile per esempio… A distanza di tempo ho capito che tutte le difficoltà che ho incontrato sono dipese dal fatto che non accettavo di non avere il controllo completo della cosa. Come spesso accade per i primi due mesi, avevo poco latte e quindi la mia bambina voleva attaccarsi molto spesso semplicemente per nutrirsi e per aiutarmi ad assestare la montata lattea. Io invece avevo l’idea (data da cose lette in giro e da consigli della pediatra) che l’ideale era una poppata ogni tre ore e il fatto che la piccola reggesse a volte neanche un’ora mi mandava in crisi. Ho iniziato a pensare che il mio latte fosse poco nutriente e a pesarla (poverina!) prima e dopo la poppata. Dopo un po’ di questo tiri tera sono arrivata, con grande sgomento, ad una vera e propria carenza di latte (tetta vuota) proprio in fascia serale, quando la mia piccola aveva più bisogno di me… Quelle sere sono state molto dure, da lacrime e mani nei capelli ed ho quasi ceduto al biberon …Però no, non mollate! La soluzione è stata tanto facile quanto immediatamente efficace: fregarsene delle tre ore e della bilancia, fidarsi e ascoltare solo la mia piccolina e trascorrere attaccata a lei tutto il tempo necessario. Latte recuperato in meno di una settimana e allattamento salvo. Inoltre lezione imparata anche per il secondo allattamento che gestito a richiesta fin dall’inizio (cioè permettendo al bimbo di attaccarsi ogni volta che vuole, senza limiti) è stata una delle mie esperienze più belle. Parlando con le amiche e con le altre mamme tutte, soprattutto al primo figlio, hanno avuto difficoltà: chi aveva parecchio male (ragadi, mastiti & Co.), chi aveva latte solo da un seno (ed è riuscita ad allattare con quello), chi aveva il capezzolo “inadatto” (non esistono i capezzoli inadatti, se lasciate fare al bimbo li rende adatti lui!), chi come me pensava di non avere abbastanza latte… E tutte hanno trovato la soluzione semplicemente continuando e aspettando che il corpo e il bambino trovassero la giusta sintonia e il giusto modo. Passata questa fase resta l’immenso piacere della mamma e del bambino immersi in amore liquido… E la comodità senza pari di essere pronte sempre e ovunque.

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